Risalendo dall’Oristanese, il litorale si fa selvaggio tra le dune di Is Arenas e la scogliera bianca di S’Archittu, dove il mare ha scavato nel calcare un arco monumentale sospeso sull’acqua. Ma è l’entroterra a dettare il ritmo. L’antico vulcano del Montiferru nutre valli fertili che scendono verso Seneghe, Bonarcado e Narbolia, terre dove l’autunno profuma d’olio nuovo e agrumi. A Bonarcado la storia affiora nel santuario bizantino della Madonna di Bonaccattu, del VII secolo, e nella basilica romanica di Santa Maria, silenziose sentinelle di un Medioevo ancora vivo.
Il cuore pulsante della zona è Santu Lussurgiu, con uno dei centri storici più suggestivi dell’isola e custode di antichi mestieri. Qui i maestri artigiani forgiano coltelli, lavorano il cuoio per le selle e bat- tono il ferro tra vicoli di basalto: gesti antichi quanto il vulcano che li ha generati. È una terra di sapori intensi come la carne del Bue Rosso, allevato allo stato brado, e l’ “abbardente”, l’acquavite che profuma di mosto e legna arsa. L’itinerario si chiude nel silenzio di San Leonardo de Siete Fuentes, tra boschi di lecci e sorgenti limpide che sgorgano accanto alla chiesa romanica del XII secolo, luogo dove acqua e pietra raccontano il respiro profondo della montagna.
Più a nord, la Planargia si apre con le vigne della Malvasia DOC, tra Modolo e Bosa. Attraversa i quieti paesi di Sindia, Suni, Sagama, Tinnura e Flussio e ridiscendi verso la costa tra Porto Alabe e la Marina di Magomadas. Da qui raggiungi Bosa, unica città sarda nata sulle rive di un fiume, il Temo. Fondata dai Malaspina nel 1112 sul colle di Serravalle, vive tra il quartiere di Sa Costa, il corso Vittorio Emanuele e la spiaggia dorata di Bosa Marina. Risalendo la litoranea verso Alghero incontrerai le calette di Torre Argentina e il promontorio di Capo Marrargiu, santuario dell’avvoltoio grifone in Italia.


