Un’esplosione di tinte calde che sembra- no prese dai boschi e dalle vigne. L’abito tipico di qualsiasi paese dell’Isola è un’autentica mappa cromatica del territorio. Quei rossi carichi, i gialli dorati e i blu densi che sfilano nelle processioni e nelle piazze sono, a ben vedere, i colori stessi della stagione. Il rosso scarlatto dei corpetti richiama le vigne di Cannonau pronte al riposo e i frutti del corbezzolo che punteggiano la macchia. È il colore della vita che spicca contro il bruno dei campi arati. Il giallo ocra e l’oro dei ricami sono la luce del sole di ottobre che si riflette sulle foglie dei castagneti. Anche il blu, quel blu di Sardegna profondo e così minerale, ricorda le ombre lunghe che l’autunno getta sui monti al tramonto.
Nelle stanze dove batte il telaio, la lana grezza, il cotone e la seta si intrecciano per trasformarsi in simboli che riproducono le sfumature della terra. In questo periodo dell’anno, il nero profondo del panno d’orbace si accende di vita: sulle gonne plissettate, sui corpetti e sui grembiuli, l’ago disegna fiori che catturano la transizione stessa della natura;
sulle spalle, i meravigliosi ricami degli scialli fissano sul tessuto emozioni di primavera e d’autunno, che altrove svanirebbero con le prime piogge. Manufatti simili a giardini, dove il bordeaux, il viola e il verde del broccato variopinto brillano come foglie al sole del tramonto. Ogni punto è una parola, ogni voluta un frammento rubato al paesaggio: un decoro che diventa preghiera di bellezza e fecondità, capace di sfidare il tempo e resistere al grigiore della modernità.


