In Sardegna c’è un altro mondo ancora più nascosto, dove l’acqua è artista e la roccia calcarea è la sua tela. È il regno silenzioso delle grotte carsiche, scolpite goccia dopo goccia in milioni di anni, in un dialogo tra cielo, terra e roccia e che, tra stalattiti e stalagmiti come colonne di cristallo, sale immense e laghetti dalle acque limpide, dà forma a labirinti sotterranei di bellezza inimmaginabile.
In Sardegna sono tredici le grotte aperte al pubblico, ognuna con la sua identità: c’è quella che custodisce sale monumentali, quella che nasconde pitture preistoriche o che accoglie in silenzio animali rari e ancestrali. Fra le più celebri quella del Bue Marino, di Nettuno, di Ispinigoli e Su Marmuri.
In questi luoghi vive il geotritone sardo, piccolo anfibio erede di un’epoca antichissima, che respira senza polmoni attraverso la pelle e vive solo dove l’umidità è altissima. Esplorare queste meraviglie sotterranee offre un’esperienza avventurosa e permette di comprendere la complessità e la bellezza di questi scrigni di biodiversità e di mistero.



