Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna rappresenta una realtà unica nel panorama mondiale per la sua straordinaria ricchezza mineraria, storica, ambientale, geologica e culturale. Esteso su una superficie di circa 3.800 chilometri quadrati, è gestito da un Consorzio impegnato a tutelare in particolare un patrimonio geologico di inestimabile valore, caratterizzato da rocce risalenti a oltre 500 milioni di anni fa.
Il Parco, gestito da un Consorzio, è un sistema articolato in 8 aree che comprendono 86 comuni e raccontano l’evoluzione millenaria dell’Isola e il profondo legame tra l’uomo e le risorse del sottosuolo.
Le otto aree del Parco: un viaggio nel tempo
IGLESIENTE
Storicamente il più importante distretto minerario sardo, l’Iglesiente è caratterizzato da alcune tra le formazioni rocciose sedimentarie fossilifere più antiche d’Italia, datate al Cambriano. Conserva resti di archeologia industriale legata a piombo e zinco: Monteponi, la Laveria Lamarmora, Porto Flavia e la grotta di Santa Barbara nella miniera di San Giovanni di Bindua.

ARBURESE-GUSPINESE
L’Arburese-Guspinese è uno dei principali distretti europei per piombo e zinco. A Montevecchio e Ingurtosu l’attività mineraria ha lasciato opere di grande valore: la palazzina della Direzione, Gennas Serapis, la Galleria Anglosarda, la laveria Principe Tomaso, i pozzi Sant’Antonio, San Giovanni di Picalinna e Gal, la Laveria Brassey di Naracauli. Oggi questi impianti rendono unico il paesaggio tra Is Animas e le dune di Piscinas.
SULCIS
Nel Sulcis, comprese Sant’Antioco e San Pietro, l’attività mineraria visse una stagione intensa tra Ottocento e Novecento. Centrale fu l’estrazione del carbone, risorsa vitale per l’economia italiana, soprattutto durante il Ventennio fascista. Cuore del bacino è la Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, che nel 1940 occupava circa 6.000 operai e contava 100 km di gallerie. Chiusa nel 1971, dal 2006 è Museo del Carbone. Altri siti sono Rosas, Orbai, Sa Marchesa e Capo Becco.

MONTE ARCI
Il Monte Arci, antico massiccio vulcanico della Sardegna centro-occidentale, è il primo distretto estrattivo dell’Isola. Dal VI millennio a.C. le comunità neolitiche sfruttavano l’ossidiana, il cosiddetto “oro nero dell’antichità”: vetro vulcanico nero, tagliente e prezioso, usato per armi e strumenti e commerciato nel Mediterraneo occidentale. Oggi centri di estrazione e officine sono visibili lungo sentieri montani.
ORANI, GUZZURRA E SOS ENATTOS
Nella Sardegna centrale, l’area comprende i giacimenti di talco di Orani e quelli metalliferi di Guzzurra-Sos Enattos, a Lula. Qui miniere, tradizioni secolari e paesaggi aspri convivono da sempre. Il talco di Orani era noto dal Neolitico recente, mentre l’estrazione industriale iniziò nel 1917. Il territorio conserva anche feldspato e cave dismesse di marmo. Sos Enattos, già attiva in epoca romana, è oggi al centro di progetti scientifici internazionali.
FUNTANA RAMINOSA
Tra Barbagia e Sarcidano, Funtana Raminosa ebbe un ruolo fondamentale nella metallurgia del rame mediterranea, soprattutto in età nuragica per la produzione del bronzo. L’attività moderna iniziò nel 1908 e negli anni Cinquanta portò investimenti e servizi per circa 300 minatori. Chiusa nel 1987, conserva villaggio operaio e impianti intatti, oggi fruibili a scopo turistico.

ARGENTIERA, NURRA E GALLURA
Nel nord Sardegna, la Nurra occidentale comprende Argentiera e Canaglia, fino a Capo Caccia; la Gallura interessa Santa Teresa, Palau, Arzachena, Golfo Aranci e Olbia. Argentiera e Canaglia furono il principale distretto metallifero del nord: la prima per piombo, zinco e argento, sfruttati già dai Romani, la seconda per il ferro. L’Argentiera, chiusa nel 1963, è oggi museo a cielo aperto. La Gallura si distingue per le cave di granito.
SARRABUS-GERREI
Tra Ottocento e primo Novecento, il Sarrabus-Gerrei divenne il secondo distretto minerario dell’Isola per piombo, antimonio, argento e fluorite. Restano testimonianze nelle miniere di Tuviois, Serra ’e Silixi, Nicola Secci, S’Arcilloni, Masaloni, Monte Narba, Giovanni Bonu e Bacu Arrodas per l’argento, Su Suergiu e Corti Rosas per l’antimonio.

UNA MISSIONE DI VALORIZZAZIONE E SOSTENIBILITÀ
Il Parco ha l’obiettivo di conservare i resti fisici del passato, pozzi, gallerie e villaggi per la riconversione dei siti a fini culturali e turistici, offrendo così un’alternativa al turismo di massa. Il Parco rappresenta così un ponte tra il passato industriale e un futuro fondato su cultura, tutela dell’ambiente e riscoperta delle proprie radici.

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