SARDEGNA:

un viaggio nel tempo e nel gusto tra vini “unicum” e storia enologica.

Suggeriamo un itinerario storico sulle tracce dell’enoviticoltura sarda, partendo da Cagliari ( ma in realtà ognuno scelga liberamente il punto da cui partire e a cui fare rientro).

Il suggerimento, per le visite ai siti, laddove non siano disponibili informazioni on line, è quello di rivolgersi sempre alle cantine del luogo.

La prima meta, verso ovest, è il Sulcis, dove il re indiscusso è il Carignano DOC. Per andare da Cagliariverso il Sulcis è bene prendere la strada provinciale 1, sterrata, che attraversa la foresta di Gutturu Mannu, ricchissima di vite selvatica, l’antenato delle moderne varietà di vite. Dopo aver visitato le cantine del Carignano, un’ulteriore meta è il palmento (vasca dove si pigiavano le uve), presumibilmente risalente all’età del rame (circa 4000-4500 anni fa) ritrovato a Nuraxi Figus, frazione di Gonnesa, presso il centro polifunzionale, segno di una produzione “industriale” di vino in epoca arcaica. Risalendo verso nord e spostandosi verso il Campidano, è possibile visitare le cantine dell’areale del Terralba DOC e del Semidano DOC (uno degli unicum della Sardegna): due i siti archeologici da vedere. Il primo è il nuraghe Genna Maria di Villanovaforru, dove è presente un altro palmento, nella capanna gamma, risalente al X secolo a.C. e, in seconda battuta, l’area dell’antica Neapolis, dove aveva la sua azienda Palladio Rutilio, l’agronomo latino autore dell’Opus Agriculturae. Più a nord, a circa 30 minuti di macchina, c’è l’areale della Vernaccia di Oristano DOC che è anche l’areale del vino Nieddera (altro unicum dell’isola): giova ricordare che la Vernaccia di Oristano è l’unico vino con il nome Vernaccia che è rimasto identico al vino celebrato da scrittori come Dante, Boccaccio, Shakespeare, Cervantes, Chaucer…. Un’ora di macchina verso nord ci porta a Bosa, terra di Malvasia e di splendide coste: presso una delle sue spiagge (S’Abba druche) sono presenti alcuni palmenti risalenti almeno all’epoca romana. Un’ora di macchina sempre verso nord e, presso la città di Alghero, insieme alla degustazione di Cagnulari e Torbato, consigliamo una visita al villaggio nuragico di sant’Imbenia, dal quale in epoca arcaica partivano anfore vinarie con destinazione la Spagna.

Nello spostamento verso la Gallura, sulla costa est della Sardegna, è sicuramente opportuno fare una sosta  a Bulzi, dove è presente la chiesa romanica di san Pietro delle Immagini, con annessi alcuni palmenti, usati proprio dalla comunità benedettina che costruì la chiesa con adiacente il monastero. Dopo la visita alle cantine della zona per iniziare a degustare il Vermentino, e visitando le cantine che lo producono, lungo la strada verso est, è possibile ammirare presso Olbia (S.P. 24 per Loiri, in riva al fiume Padrongianus)  la fattoria romana di S’Imbalconadu, un vero e proprio stabilimento vinario di epoca preimperiale.

Da Olbia, la meta successiva è quella delle aree identitarie dell’isola, come la Barbagia dei centenari: Oliena, Orgosolo e Mamoiada. Qui l’identità culturale viene affermata non solo dalle produzioni di Cannonau DOC e Granatza, ma anche dalla scelta dei nomi dei vini (Urulu, un cannonau 100% che si richiama al sito archeologico di Orgosolo i cui reperti, tra i quali dei taste-vin in bronzo, sono esposti al Museo archeologico  di Nuoro) o anche delle associazioni di produttori (ASCOS, acronimo ispirato al vaso in bronzo di monofusione trovato nel villaggio nuragico di Sa Sedda ‘e sos Carros ed esposto anche questo al Museo archeologico di Nuoro): insomma siti, cantine e Museo archeologico di Nuoro da visitare.

 

 

Dopo la Barbagia, in questo itinerario del gusto e della storia del vino, tappa imprescindibile è Dorgali (nei cui pressi sorgeva l’antica Viniola romana) dove sono degustabili l’identitario  Cannonau e un vitigno bianco: il Pansale/Panzale. Da  Dorgali, lungo la bellissima S.S. 125 è opportuno passare in Ogliastra, altra terra di centenari, dove, prima di degustare il cannonau locale e un unicum sardo come il Sinnidanu/Cannonau bianco, sarà opportuno effettuare una visita sia alla Vitis vinifera monumentale probabilmente più grande del mondo (a Genna Silana: chiedete indicazioni all’azienda dell’agenzia Forestas in loco su come arrivarci) che al villaggio nuragico di Telavè, che ha dato anfore vinarie dell’età del bronzo (circa 1000 anni prima di Cristo)  e, in epoca più recente,  vini bianchi apprezzati alla corte pontificia durante il Rinascimento.

La meta successiva, passando sempre per i sorprendenti paesaggi della Sardegna centrale, è il nuraghe Arrubiu di Orroli, che ha restituito e sta restituendo molti reperti legati al vino e che coprono uno spazio temporale che va dall’epoca nuragica (1300 anni prima di Cristo) all’epoca romana imperiale: da visitare il nuraghe, il laboratorio vinario annesso e i vini  a base di Monica (altro unicum sardo) prodotti dalle cantine di Nurri e Orroli.

La tappa successiva è la valle di Sibiola, dove sono presenti i vigneti di alcune delle principali cantine sarde e dove il Nuragus, il Monica, il Nasco e il Barbera Sarda (tutti e 4 degli unicum dell’isola) la fanno da padrone. Qui sono sicuramente da vedere la chiesetta romanica di Santa Maria di Sibiola  (costruita dai Vittorini di Marsiglia, specializzati nel produrre e commerciare vino e sale) e la curiosità geologica di Stani saliu (in sardo Stagno salato),:uno specchio di acqua salmastra ben lontano dal mare, rifugio di alcune specie di uccelli. Cagliari, e il suo mare, sono vicini e visibili dai punti più elevati.

Articolo di Gianni Lovicu

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