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LO SCRIGNO BLU

Il mare che circonda la Sardegna frange le sue onde ininterrottamente su oltre 1800 chilometri di coste e su un numero impressionante di isole, isolotti, scogli e faraglioni: non c’è molto accordo su quante siano le piccole terre emerse che fronteggiano la costa sarda, ma oscilla a seconda delle fonti tra 164 e 226. Queste cifre rendono l’idea della complessità dei perimetri costieri che ritroviamo anche al di sotto della superficie.

Se alle basse profondità la roccia spesso si inabissa su fondali sabbiosi, al largo delle coste orientali profondi canyon solcano gli abissi, teatro delle evoluzioni dei grandi cetacei, spesso impreziositi da foreste di coralli dall’insospettata ricchezza. A occidente i fondali sono meno articolati, ma offrono scenari inusuali, colonne di basalto che salgono geometriche verso la superficie, ampie distese di coralligeno in un infinito mosaico di forme e colori. Ma se del mare della Sardegna tutti ammirano quello che si vede da fuori cosa c’è sotto?

Il Mediterraneo pur coprendo una superficie pari appena all’1 per cento degli oceani del pianeta ospita circa il 7,5 per cento della biodiversità mondiale e il mare che circonda la Sardegna è una straordinaria sintesi di questa ricchezza. Lo è anche dal punto di vista dei paesaggi sommersi: spesso dalle ampie distese detritiche emergono le stesse forme familiari sulla terraferma. È così in Gallura o a Villasimius, dove sott’acqua le ampie conche dei tafoni, i monumentali blocchi arrotondati invece di essere circondati dalla macchia mediterranea, sono coperti da foreste di gorgonie rosse, da distese di gialle margherite di mare. È così nell’Algherese o in Ogliastra, dove le imponenti falesie calcaree continuano sotto la superficie del mare, circondate alla base da massi di crollo e sforacchiate da grotte, alcune così profonde da essere da record. È così attorno all’Isola di San Pietro o di fronte al Sinis, dove le forme vulcaniche, fatte di basalti scuri, sono circondate da fitte praterie di posidonia e celano arditi passaggi e cunicoli.

Se appagati dal paesaggio si cercano i gioielli di questo mare c’è solo l’imbarazzo della scelta. Se ci guida il colore, il blu è dappertutto, lo abbiamo osservato avvolgere ogni paesaggio sommerso. Il viola lo dobbiamo cercare sulle pareti della Secca di Su Puntillone a sud di Bosa, dove sorprendenti tappeti di anemoni gioiello ricoprono la roccia. Il rosso lo troviamo dovunque, ma ci vuole la torcia per farlo risplendere perché è la prima tinta che viene assorbita appena si scende sott’acqua: rosse sono le pareti di corallo di Isola Rossa e non è un gioco di parole, oppure quelle di Capo Caccia o all’Isolotto del Corno al largo di Capo Sandalo a S.Pietro. Il giallo va cercato a Santa Teresa dove i grandi rami del corallo dorato formano una delle concentrazioni più importanti del Mediterraneo.

Se ci guidano i pesci, le grandi cernie ci aspettano a Tavolara o alla Secca di Spargi nel Parco Nazionale di La Maddalena; a Villasimius, le evoluzioni frenetiche dei pesci pappagallo sono ipnotiche; lo scorrere di miglia di salpe sulle praterie dell’Asinara regala momenti di pace. Se ci guida la storia, austeri relitti attendono di essere visitati e capiti: il KT 12 al largo di Orosei, il convoglio di Torre delle Stelle a Cagliari, il Gazzella a Castelsardo, non sono solo ammassi di lamiere piegate dal peso del tempo, ma raccontano tragedie di uomini che non vorremmo più vedere. Se sono le grotte la vostra passione, Capo Caccia ne è il paradiso.

Come, dove, quando

La Sardegna è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge quadro per il turismo subacqueo (L.R. 9/99) finalizzata a definire le figure professionali e i fornitori di servizi e a garantire l’utenza attraverso l’iscrizione a un elenco regionale degli operatori in possesso dei requisiti definiti. Ciò ha favorito la formazione di un tessuto di imprese e professionisti affidabili che copre in modo capillare il perimetro costiero dell’isola. Rivolgersi a questi operatori non solo garantisce qualità e sicurezza del servizio, ma soprattutto offre la possibilità di visitare i fondali più belli, guidati da chi li conosce come le proprie tasche. Le strutture sono facilmente reperibili tramite una ricerca nel web alle voci immersioni subacquee o diving in Sardegna. Cosa portarvi? Nei dive center si trova tutto quello che serve, sia che siate già in possesso di brevetto, sia che vogliate fare un corso per iniziare o perfezionarvi. È consigliabile però avere la propria maschera e il proprio computer subacqueo. Il periodo migliore è tra la fine dell’estate e l’autunno quando l’acqua è più limpida, la temperatura è ancora molto confortevole e la pazza folla dell’estate non invade più l’isola. Ma il mare della Sardegna offre spettacoli subacquei straordinari in tutti i mesi dell’anno, serve solo una muta adeguata alla stagione. Buon divertimento!

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