C’è un momento, lasciando la costa alle spalle, in cui capisci che stai entrando in un’altra Sardegna. Il mare scompare all’orizzonte, la strada si stringe tra colline e boschi e il silenzio prende il posto del rumo- re delle onde. L’interno dell’isola è una condizione dello spirito, dove il paesaggio si rivela per sottrazione: restano il vento tra le querce, il respiro del granito, i paesi raccolti attorno alla pietra e al fuoco. Anche l’ospitalità cambia significato: è una regola antica, nata quando attraversare queste terre significava affidarsi agli altri per non perdersi. Se accetti il ritmo della montagna scoprirai una Sardegna più profonda: boschi primordiali, villaggi che custodiscono il tempo e luoghi dove la terra sembra parlare ancora con le nuvole e il cielo.
La spina dorsale dell’isola è un antico palinsesto geologico dove calcare e scisto si appoggiano sul granito. I monti del Marghine e del Goceano offrono boschi di tasso e agrifoglio che custodiscono tesori botanici come i patriarchi verdi di Sos Nibberos, a Bono, e il giardino romantico di Badde Salighes, a Bolotana. Più a est il Supramonte impone il suo rigore calcareo: gole, doline e foreste di leccio dove fiorisce la rara rosa peonia. Tra Orgosolo e Urzulei la terra si apre nel canyon di Gorropu, mentre a Oliena la montagna riemerge nella sorgente di Su Gologone. Poco lontano, a Dorgali, la grotta di Ispinigoli custodisce una stupefacente colonna calcarea che sembra reggere il peso del mondo.
Nel Gennargentu la Sardegna tocca il cielo: dalla vetta di Punta La Marmora lo sguardo abbraccia l’isola intera. Più a sud la foresta di Montarbu, a Seui, protegge paesaggi spettacolari tra pareti calcaree e vallate profonde come il Tonneri. Ancora più a sud appare l’altipiano basaltico della Giara: un mondo so- speso di sughere, stagni stagionali e silenzi antichi, dove vive l’unico cavallo selvatico d’Europa, simbolo di una libertà che non accetta recinti.


