In Sardegna, la produzione e il consumo di vino ha radici antichissime che risalgono all’Età del Bronzo. I vinaccioli ritrovati nei siti di Sa Osa, Duos Nuraghes, Adoni e Genna Maria attestano che già dal XV secolo a.C. i Sardi coltivavano la vite e producevano vino – Cannonau, Vernaccia e Malvasia – per un consumo comunitario durante i banchetti e persino durante i riti sacri. I repertitestimoniano anche il fatto che i Nuragici non bevevano il vino soltanto puro ma lo aromatizzavano con erbe, cera d’api e pece di pino. Conservato in grandi giare di terracotta, veniva servito in piccole brocche specifiche dette “askoidi,” esclusive della raffinata civiltà nuragica.
I ritrovamenti di contenitori nuragici in varie aree del Mediterraneo indicano che il vino sardo veniva esportato già nel XIII secolo a.C. Un torchio ritrovato a Monte Zara e le anfore di Sant’Imbenia, datate all’800 a.C., confermano un’economia del vino evoluta e attiva per secoli.
Ieri come oggi, il vino in Sardegna non è soltanto una bevanda: è offerta, legame, identità. Così, bere un calice di vino in Sardegna non è solo un gesto di piacere: è ascoltare la voce di un popolo millenario che ha saputo trasformare la natura in poesia per il palato.



