Le zone umide della Sardegna: oasi di pace tra terra e mare

 

In Sardegna c’è un immenso tesoro di oasi naturalistiche tutto da scoprire che presenta un’eccezionale varietà di habitat: dagli stagni costieri salmastri e le lagune sabbiose alle paludi interne alimentate da sorgenti, dai laghi artificiali ai fiumi e alle foci di fiumi, che offrono ottime opportunità a chi desidera scoprire le zone meno battute dal turismo di massa, tra passeggiate in mezzo a oasi di verde e la possibilità di ammirare molte specie di animali rari.

Ognuna di queste aree racchiude un mondo ricco di vita e rappresenta un ecosistema vitale per la biodiversità poiché vi trovano rifugio oltre duecento specie di uccelli, tra migratori e stanziali, che utilizzano questi habitat per nidificare, svernare e alimentarsi. Tra i protagonisti vi sono il fenicottero rosa, il falco di Palude, il cavaliere d’Italia, il pollo sultano e l’avocetta. Inoltre, le zone umide svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio ambientale tra mare ed entroterra: infatti, le loro acque filtrano i detriti e gli inquinanti contribuendo a purificare l’acqua e a regolare il clima, e attenuano l’impatto delle inondazioni e dell’erosione proteggendo le aree circostanti.

 

Patrimonio per il birdwatching

Fra gli stagni e le paludi più vasti e importanti vi è il Parco Naturale Regionale di Molentargius, situato tra le città di Cagliari e Quartu, al centro di importanti rotte migratorie in particolare de sa genti arrubia (fenicotteri rosa), che nidificano qui dal 1993 durante il trasferimento dalla Camargue all’Africa. Lo stagno include una zona d’acqua salata, Bellarosa Maggiore, e una zona d’acqua dolce, Bellarosa Minore, un paradiso per gli amanti del birdwatching. Molentargius, insieme allo stagno di Santa Gilla di Cagliari costituisce una delle zone umide più vaste d’Europa e d’importanza internazionale per l’habitat degli uccelli acquatici, e per questo protetta dalla convenzione di Ramsar. Altre zone umide molto importanti sono quella inclusa nella laguna tra San Teodoro e Porto Taverna e la foce del rio Posada, all’interno del parco Tepilora riconosciuto dall’UNESCO come “Riserva della biosfera”, dove nidificano numerosi uccelli acquatici, fra cui il raro pollo sultano. Notevoli anche l’area umida della penisola del Sinis, tra lo stagno di Cabras, la laguna di Mistras e lo stagno di Sa salìna manna, dove l’alta presenza di avifauna stanziale richiama moltissimi appassionati e studiosi; e infine, l’area umida del Sulcis a ridosso delle dune e del golfo di Porto Pino, dove gli stagni di Is Brebeis e di Maestrale vengono utilizzati da sempre per l’allevamento dei pesci.

 

Una risorsa da preservare

Le zone umide non sono importanti soltanto per l’ambiente, ma anche per l’uomo poiché costituiscono una risorsa fondamentale per le attività di pesca, di turismo sostenibile e di educazione ambientale. La loro presenza e la loro salvaguardia favoriscono la qualità della vita nelle zone costiere e rurali e lo sviluppo sostenibile nel territorio. Nonostante il loro valore inestimabile sono aree comunque minacciate da diverse problematiche che mettono a rischio la sopravvivenza di questi ecosistemi, come l’inquinamento, l’eccessiva urbanizzazione, il prelievo sproporzionato di acqua e le cattive pratiche agricole. Per questo motivo, è fondamentale adottare pratiche come la creazione di aree protette, la promozione di pratiche agricole sostenibili e la sensibilizzazione del pubblico per garantire la conservazione di questo patrimonio inestimabile per le generazioni future.

 

 

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